Il lato nascosto

Lunedì 29 Novembre 2010

Ho sempre avuto la curiosità di sapere cosa succede dietro le quinte. Una curiosità sia metaforica che concreta.

Da una parte per andare al di la di ciò che si vede, per capire cosa succede veramente, chi tira le fila,quali e perché. E chissà, anche per partecipare e decidere cosa va in scena. D’altro per provare l’effetto di guardare la platea dal palco. Una curiosità che mi ha portato a volte sul palco davanti a migliaia di persone, a volte dietro le quinte di grandi eventi.

La nostra vita si svolge sempre più in luoghi affollati e di passaggio. Stazioni, grandi magazzini, aeroporti sono luoghi in cui ci si passa, ci si ferma e si riparte velocemente.

Ma come sono quando non siamo li?

Forse per questo ho sempre avuto una forte curiosità di vederli quando non sono affollati. Per esempio mi ha fatto un certo effetto andare nei grandi magazzini prima della chiusura serale. Sembra quasi di assistere alla fine di uno spettacolo, quando gli attori cominciano a svestire gli abiti di scena e i tecnici cominciano a smontare la scena.

L’aereo che mi riporta in Francia è atterrato alle 21.30. Tempo di scendere  e prendere i bagagli e ci si trova davanti a un aeroporto vuoto.

Decido allora di fare un giro attraverso questa enorme città fantasma.

L’aeroporto di Parigi è grandissimo. Accoglie ogni giorno centinaia di migliaia di persone da ogni angolo del mondo. Di solito i suoi negozi sono pieni di persone in cerca dell’ultimo acquisto , i suoi bar e ristoranti traboccano di viaggiatori affamati e tutti i corridoi sono attraversati da nugoli di persone che si incrociano e si scontrano, corrono verso qualche gate o verso i treni per Parigi.

Fa davvero uno strano effetto vederlo tutto vuoto.

E’ come se tutto fosse li solo per me!

I negozi cominciano a chiudere e ad abbassare le serrande e nei bar i commessi, che di solito sono super veloci, puliscono lentamente i tavolini e ordinano le ultime cose.

Come se lo spettacolo per quel giorno fosse finito e ora potessero riprendere i ritmi normali.

Passeggio con il mio carrello attraverso scale mobili vuote, con luci accese solo per me.

E penso.

Penso di star vivendo una metafora. Una metafora che dice di quanto sia importante e bello scoprire anche il lato nascosto, tanto dei luoghi quanto delle persone.

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