La Natura a Nanterre

Venerdì 12 Novembre 2010

Nanterre rappresenta una piccola isola verde all’interno della periferia parigina.

Per arrivarci si deve prendere la Rer, forse la parte più brutta e grigia di tutti i trasporti parigini. Il treno passa sotto il quartiere grigio finanziario della Defense ed esce dal terreno e poche centinaia di metri dopo si arriva alla stazione di Nanterre.

Passare dal mondo sotterraneo dei trasporti parigini al mondo luminoso e verde di Nanterre da la sensazione di essere passati in un altro mondo. Non che il grigio a Nanterre non ci sia. Attorno al parco centrale si innalzano i palazzoni grigi delle facoltà. Ma questi sembrano quasi sparire a fianco del parco.

In questi giorni è arrivato l’autunno. Gli alberi cambiano colore e dipingono di rosso e di giallo tutto intorno a loro. Sembra quasi che un gruppo di pittori indisciplinati sia passato notte tempo a colorare tutto e a liberare i poveri studenti di Nanterre dal grigio che li circonda.

E quasi in un impeto di rivolta, questi hanno risposto al richiamo di questa natura indisciplinata.

Uscendo da lezione, a mezzogiorno, sono passato a fianco del campo centrale. Dei rumori strani venivano da li e mi sono avvicinato per vedere cosa succedeva.

Ragazzi benvestiti, in camicia e scarpe di cuoio, correvano dietro a un pallone.

Anzi, dietro a due palloni.

Mentre due squadre improvvisate di giocatori di calcio correvano avanti e indietro nel campo, altre due squadre saltavano da destra a sinistra cercando di centrare i due canestri ai lati del campo.

Questi due nugoli di studenti si mischiavano, si scontravano, si allontanavano, in una specie di danza di pattinaggio sul ghiaccio, dovuta anche alle scarpe non adatte e a dei vestiti troppo eleganti per quegli sport.

Come quando si andava alle elementari, questi studenti, al suono della campanella, sono corsi a giocare in giardino. Però questa volta non ci sono le mamme che urlano di non sporcarsi o di non fare un buco nei pantaloni.

Io e la ragazza a fianco a me ci guardiamo e sorridiamo, come se fossimo anche noi partecipi di questa esplosione di vitalità.

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