Lavorare in Francia

Giovedì 11 Novembre 2010

Per quanto piaccia il paese in cui si vive, quando si è all’estero si ha un po’ la mancanza del proprio. Non per sciovinismo o altro. Non per superiorità. Per esempio, in Francia si mangia benissimo, ma i sapori di casa mancano.

Così quando Elena mi ha proposto di andare a vedere Draquila ho risposto molto volentieri di si.

Elena ha origini italiane. I suoi genitori vengono dalla Sardegna e le parla un po’ di italiano. Quando arriviamo nella fila sentiamo che non siamo gli unici italiani.

Al momento di pagare, Elena non paga con i soldi o con il bancomat (come tutti i francesi),ma con un buono.

Dall’origine di quei buoni scopro molte cose sul lavoro in Francia.

“Me li ha dati la banca”. Elena infatti lavora da circa 3 anni per una grande banca francese.

Poiché anche io ho lavorato in banca, sono curioso di sapere come se la passano i colleghi francesi.

Intanto il salario.. che è almeno il 30% più alto di quello italiano. Ma la cosa più stupefacente è tutto quello che viene dato dopo.

“Fra un po’ avrò il primo scatto!” mi dice fiera.
“Cioè?”
“Cioè una commissione valuterà gli obiettivi che ci eravamo posti, e se li ho raggiunti avrò un aumento. Un obiettivo potrebbe essere anche le relazioni con i colleghi”.

Pensando a certe esperienze passate, penso che ad alcuni ex colleghi farebbe bene avere certi obiettivi.

“Poi per fortuna abbiamo altri benefit, oltre ai biglietti per il cinema”.

“Per esempio?”

“Bhe, faccio un corso di pittura che costa 300 euro al mese,e con l’affitto e tutto il resto non potrei permettermelo.!”

“Quindi?”

“Quindi… 200 euro sono pagati dalla banca”

Il corso di pittura, quando lavoravo, non me lo sarei mai permesso. Non solo perché sarebbe costato troppo e la mia banca non me lo avrebbe pagato,ma anche perché uscivo non prima delle 18.30.
Qui invece hanno le 35 ore a settimana, si esce massimo alle 17 e non un minuto di più e il venerdì pomeriggio è spesso libero.

“Poi per esempio mi aiutano anche con i viaggi”
Sempre più stupito chiedo come.
“Per esempio, il biglietto aereo del viaggio in Marocco le lo ha pagato la banca”

E in più loro hanno 50 giorni lavorativi di ferie all’anno, ragione per cui Elena non ha ancora fatto una settimana intera di lavoro da giugno e avrà una settimana intera di ferie prima di Natale.

Senza contare che tra le altre cose hanno anche lo SMIC,il salario minimo intercategoriale, cioè meno di 1200 euro netti al mese non possono guadagnare. E hanno aiuti all’affitto, alla maternità, per la scuola. E se perdono il lavoro hanno l’80% del salario netto come indennità per 23 mesi. E anche dopo c’è il salario sociale. E paghi meno anche acqua luce gas, internet e telefono fisso e mobile. E l’università pubblica costa non più di 300 euro all’anno.

Comincio a capire perché i francesi scioperano sempre.

E penso ai miei lavori. Uno degli ultimi che ho fatto sono stato pagato a forfait mensile, senza orario di lavoro prestabilito (e se volevo licenziarmi dovevo pure pagare 300 euro). Dividendo il forfait per le ore lavorate ho calcolato di aver guadagnato circa 4 euro l’ora. Lordi.

Come in Cina. Solo che in Cina ora hanno avuto aumenti dal 25% al 40%. E forse ora guadagnano più di me.

Entriamo in sala, e mi pento di essere venuto. Chissà cosa potrà pensare Elena dell’Italia. Meglio che non le racconti dei miei benefit.

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