Un sorriso

Lunedì 4 ottobre 2010

L’immagine più vicina a un formicaio è forse quella della metro parigina. Un labirinto di passaggi che si snodano sotto tutto il terreno di Parigi e oltre.

La metro è forse il posto dove si passa più tempo, e pure uno dei più alienanti.

E’ molto difficile per noi,noi italiani, viverci.

Aspettare la metro a Parigi non è come aspettare il bus a Bologna. Non puoi parlare con il tuo vicino del più e del meno,del tempo o del calcio,perché questo si allontana intimorito alla prima parola. Neanche a pensarci se è una donna. E se per caso,in mancanza d’altro, ti metti a leggere i titoli del giornale del passeggero di fronte, questo lo piega e lo stropiccia finché non è sicuro di leggerlo solo lui.

Ma la maggior parte della gente della metro ascolta l’Ipod guardando nel vuoto. O peggio, guarda nel vuoto anche senza l’Ipod.

Oggi pomeriggio,mentre rientravo da Nanterre, si sono sentiti dei forti schiamazzi a una stazione della metro. Cori, urla, grida.

C’era un ragazzo in mutande,circondato da una folla festante.

Se fossi stato a Bologna avrei detto una festa di laurea.

La maggior parte degli sguardi sono rimasti fissi nel vuoto,fingendo di ascoltare l’Ipod che era rimasto a casa.

Qualche sguardo ha sorriso. Il mio, la ragazza di fronte,il signore alto in fondo, il ragazzo con la barba in piedi.

Poi ogni sguardo sorridente ne ha cercato un altro.

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