Notte bianca

Sabato 2 Ottobre 2010

Non so perchè si chiami Quartiere Latino. Forse ha qualche origine storica ; magari era il quartiere dei popoli mediterranei.

Oggi è ancora conosciuto come il quartiere universitario,anche se ormai è frequentato soprattutto da turisti.

Forse è ancora conosciuto come universitario perchè tanti studenti come me decidono di far partire le serate da qui.

E qui ci siamo trovati con Ilaria e una sua coinquilina per vedere la notte bianche parigina.

Ilaria fa parte anche lei della comitiva che è partita da Bologna un mese fa. E come me e Martina viene a Nanterre.

La Notte Bianca a Parigi è fatta un po’ al contrario. Innanzitutto non tutto è illuminato. Notre Dame è completamente al buio,circondata da una folla di persone,tutte in fila al buio,che aspettano di entrare nella cattedrale. Solo il rosone centrale è illuminato,mostrando un magnifico arcobaleno di colori.

Ma è anche differente perchè non sembra così commerciale come altrove. I negozi non sono aperti e il quartiere è pieno di installazioni e performance artistiche .

Da St.Michel,cuore del quartiere latino, ci siamo incamminati verso il marais, attraversando così uno dei cuori di Parigi: Notre Dame, appunto, l’Hotel de Ville, St.Paul.

Ovunque file chilometriche per vedere le installazioni di arte contemporanea (di sabato sera!), esibizioni di artisti di strada, cantanti o cabarettisti.

L’unico posto dove non c’era fila era per vedere una bizzarra installazione in un cortile interno di un palazzo. Al centro di questo cortile, circondato da un porticato, c’era questa specie di robot alto 5 metri,che somigliava molto al coprotagonista di Mazinga. In una mano teneva una spada laser tipo quella di Guerre Stellari,mentre nell’altra una specie di scimitarra di pelle. Ma la cosa più bizzarra erano le tre telecamere poste due al posto degli occhi e una in corrispondenza  delle parti intime. Come se non bastasse , dietro era dotato di proiettori che proiettavano sui muri della corte le immagini prese dalle telecamere. Per finire, girava su se stesso.

Oltre a salutare quando venivamo inquadrati (come se fossimo al tg4) abbiamo riflettuto a lungo sui significati “profondi” di questo robot.

Io sono economista e di arte ne capisco poco,però sono rimasto quasi convinto delle spiegazioni metafisiche che ha inventato Ilaria sul momento.

Purtroppo neanche la metafisica o la fantasia di Ilaria possono spiegare per quale ragione “amo le differenze” si scriva in tedesco “Lieben Unterschiedlichkelten”.

Abbiamo guardato a lungo il municipio senza capirlo.

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